Quando parliamo di empatia, pensiamo quasi sempre alla sofferenza: capire una persona triste, sentire la sua paura, riconoscere il dolore. Ma cosa succede quando l'altra persona è felice? Possiamo “sentire” anche il piacere di qualcun altro? La risposta è sì, ma si tratta ancora di un'area emergente della ricerca.
L'empatia è stata studiata soprattutto attraverso il dolore
La maggior parte della letteratura scientifica sulla condivisione affettiva si è concentrata sulle emozioni negative. Molto meno studiata è invece la possibilità di condividere o comprendere esperienze positive, come la gioia per il raggiungimento di un obiettivo, l'entusiasmo, la soddisfazione e il piacere sensoriale o relazionale.
Che cos'è l'empathy for pleasure?
Il concetto di empathy for pleasure nasce per descrivere i processi attraverso cui possiamo comprendere, condividere o rispondere positivamente alle esperienze piacevoli degli altri. Non significa semplicemente essere felici per cortesia: la ricerca cerca di mappare quali meccanismi cognitivi, emotivi e neurofisiologici si attivano di fronte alla gioia altrui.
Mello, Fusaro e Aglioti hanno pubblicato nel 2024 un protocollo di scoping review dedicato a mappare la letteratura disponibile sull'empatia per le emozioni positive e il piacere (studi dal 2000 al 2022 nei database PubMed, Scopus e Web of Science).
Partire da un protocollo prima di dichiarare conclusioni affrettate è l'essenza dell'approccio evidence-based: stabilire rigorosamente criteri di inclusione, database ed esiti prima di sintetizzare la letteratura.
Una domanda ancora aperta
Le relazioni umane non si reggono solo sulla condivisione della sofferenza, ma anche sulla capacità di partecipare alla gioia dell'altro. Oltre a chiederci “Quanto riesco a comprendere la sofferenza dell'altro?”, la ricerca ci spinge oggi a chiederci: “Quanto riesco a partecipare alla sua gioia?”
